mercoledì 28 novembre 2007

Cosa ci rende davvero felici?

Forse è vero che ragioniamo in modo antico, forse vecchio e allo stesso troppo moderno. Dopo tutto quello che è cambiato intorno a noi, è ancora ragionevole tendere agli stessi obiettivi dei nostri genitori: casa, lavoro fisso, stabilità…o forse dovremmo cambiare le nostre categorie mentali?Dopo che ci hanno raccontato che potevamo fare tutto quello che avremmo desiderato. Dopo che ci hanno detto e raccontato che il lavoro cambiava e noi con esso. Dopo che abbiamo cambiato completamente il modo di lavorare e cercare un lavoro. Dopo che ci hanno detto che dovevamo imparare a navigare, ma non per mare ma nella rete, nel web con tutto quello che comportava. Dopo che abbiamo inventato nuove arti e nuovi mestieri elettronici, internettiani…la mobilità la flessibilità, cococo, cocopro…Dopo tutti i cambiamenti che abbiamo subito e determinato, ha ancora senso ragionare e credere che la nostra sistemazione, la nostra serenità è data dalle stesse cose che rendevano felici quelli della generazione precedente? Noi abbiamo cambiato le regole del gioco, senza neanche accorgercene…la generazione precedente per la maggior parte non ha mai fatto un colloquio, non sa che vuol dire fare tre versioni diverse di un cv, ha cambiato lavoro forse una volta sola, hanno comprato casa con un mutuo e messo su famiglia facendo anche sacrifici, ma trovando in tutto questo la propria serenità. Ma noi siamo così sicuri che è questo quello che vogliamo? In testa io ho dei dubbi. Ho parlato con un selezionatore, una di queste tante nuove figure del mercato del lavoro. Ve l’immaginate vostro padre o vostra madre che parla con un “cacciatore di teste”, per lui si trattava dei personaggi loschi nei film western!!Parlando con una persona che potrebbe decidere del mio futuro, mi sono resa conto che quello che mi manca è la soddisfazione nel lavoro che faccio e solo dopo il problema del contratto. E non l’ho detto solo per piacere e darmi più possibilità, ma perché è così: se oggi trovassi un posto gratificante, che mi desse la possibilità di lavorare a un progetto in cui davvero crescere e sentirmi partecipe, mi passerebbe in parte in secondo piano l’aspetto del contratto, pur urlando continuamente l’ingiustizia delle pive coatte. Per questa domanda non ho ancora una risposta…ci devo pensare ancora su!!!

4 commenti:

fotoraccontare ha detto...

E chi ce l'ha la risposta?... Credo che ti sei fatta una delle domande più frequenti che si sia fatto l'uomo da quando esiste, e al tempo stesso la domanda con meno risposte.
Un risposta certo è che la felicità non risiede per tutti nella stessa realtà, nello stesso obbiettivo. E sicuramente la felicità non è correlata col raggiungimento di un obbiettivo. Siamo o non siamo felici mentre percorriamo la strada che porta al nostro obbiettivo. Non importa quale esso sia e non importa in che epoca siamo nati e quali difficoltà abbiamo incontrato. Quello che conta è che l'asfalto sia liscio e che le buche non ci facciano sobbalzare troppo spesso spezzandoci la schiena. Quello che importa è che il paesaggio circostante sia bello e piacevole, viaggiare in buona compagnia, e fermarsi ogni volta che è necessario. Con i propri tempi, che nessuno ci può suggerire, perchè sono dentro di noi e solo dentro di noi.
Ecco importante non è dove si vuole arrivare, importante è che il viaggio sia piacevole. E la felicità non è una condizione permanente, ma uno stato d'animo contingente e temporaneo che si deve conquistare in ogni istante della propria vita. Questa conquista non è facile ma è l'unica cosa per la quale valga la pena vivere.

giornalista ottimista ha detto...

"...mi sono resa conto che quello che mi manca è la soddisfazione nel lavoro che faccio e solo dopo il problema del contratto. E non l’ho detto solo per piacere e darmi più possibilità, ma perché è così: se oggi trovassi un posto gratificante, che mi desse la possibilità di lavorare a un progetto in cui davvero crescere e sentirmi partecipe, passerebbe in secondo piano l’aspetto del contratto".

Allelujah!!!FINALMENTE, FINALMENTE, FINALMENTE: che bello vederti scrivere questo passaggio nel tuo ultimo post...sono quasi commosso..Secondo me è la chiave di tutto..Ciao Piva

imbarcoimmediato ha detto...

io credo che questa sia la chiara risposta ai tuoi dubbi odierni: "se oggi trovassi un posto gratificante.....". io sono convinta di questo. è la stessa cosa che mi fa vivere le giornate sul lavoro e che mi fa stare bene nonostante tutto, nonostante la piva. da lì devi ripartire con coraggio e determinazione. quella stessa determinazione che ti fa lottare ogni santo giorno contro la tua insoddisfazione. se senti di aver trovato una nuova occasione buttati... credo che tutto il resto sarà di conseguenza illuminato da una nuova luce. credo che le nostre mamme avessero altri sogni e altri obiettivi. oggi il lavoro è una fetta importante della nostra vita. e siccome so che tutto il resto ti va bene, cambia questa piccola scheggia di insoddisfazione e goditi il resto. tuffarsi è un attimo, nuotare a farfalle è difficile ma è da professionisti come te. apri le ali.

la sig.rina Piva Coatta ha detto...

mi fa piacere il vostro entusiasmo...e la spinta di incoraggiamento!!!...anche se la mia non era una riflessione sul particolare, ma sull'atteggiamento mentale e generazionale...se questa è una buona occasione devo ancora capirlo e loro devonoa ncora chiarirmelo!!!...ma l'atteggiamento positivo porta cose positive!!